Pallade e il Centauro,

particolare del volto di Pallade

Tra le numerose figure femminili presenti nelle opere di Botticelli si ricordano, universalmente, la Venere, dai grandi occhi velati di malinconia, con i lunghissimi capelli biondi che scivolano al vento, e la figura della Primavera, dallo sguardo quasi rapito e assorto. L’attenzione degli studi che si è concentrata su questi dipinti ha sicuramente condizionato tale atteggiamento, rendendo tali figure più celebri di tutte le altre icone femminili.

La Venere e la Primavera appartengono, tuttavia, allo stesso prototipo di donna utilizzato da Botticelli nei dipinti di soggetto sacro: le potremmo definire “sorelle” delle Madonne botticelliane; soggetto, quest’ultimo, fra i più frequentati dalla sua bottega, spesso tradotto in piccole tavole, molto ricercate, destinate alla devozione privata.

Le Madonne di Botticelli hanno conosciuto una grande fortuna nel corso del XIX secolo: a partire dagli anni Trenta dell’Ottocento, infatti, il pittore viene riscoperto proprio per via delle sue opere di soggetto religioso, che la critica romantica celebra come massimi modelli caratterizzati da sentimenti puri e mistici, riferimento fondamentale anche nello sviluppo della pittura preraffaellita inglese di Dante Gabriel Rossetti o Edward Burne-Jones.

Le Madonne, basti pensare alla Vergine dell’Adorazione dei Magi di Firenze, dallo sguardo dolce, mestamente rivolto verso il Bambino, alla Madonna del Magnificat, al raccoglimento di Maria nell’Incoronazione della Vergine, al moto fisico e interiore che pervade la Madonna nell’Annunciazione del 1489-1490, sono tutte di una bellezza straordinaria.

Sono giovani madri dai lunghi capelli biondi e capricciosi, che a fatica restano raccolti sotto il velo, dalla carnagione eburnea, create mediante lo stesso modello di bellezza femminile che ritroviamo nelle figure mitologiche (Venere, Pallade), o allegoriche (la Verità). Un “tipo” femminile derivato probabilmente dai modelli della poesia volgare due e trecentesca, in particolare da Boccaccio e da Petrarca, all’epoca molto amati e studiati nei cenacoli culturali medicei.